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L’Agrivoltaico per la produzione di energia green

Scritto da Greenergy | 19/07/22 8.47

È un dato di fatto: la produzione di energia elettrica dovrà fare a meno dell’uso del carbone entro il 2025 e provenire, nel 2030, per il 72% da fonti rinnovabili, fino a livelli prossimi al 95-100% nel 2050.

Questo è quanto stabilito dal Piano Per La Transizione Ecologica (PTE) adottato dal Ministero della Transizione Ecologica (MITE) che si propone di offrire un inquadramento generale in grado di formulare la strategia per la transizione ecologica italiana.

Per raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano, tra cui: riduzione delle emissioni di gas climalteranti, mobilità sostenibile, contrasto al dissesto idrogeologico e al consumo del suolo, risorse idriche e relative infrastrutture, qualità dell'aria, economia circolare, è stato stimato che sarà necessario realizzare una quota di energie rinnovabili pari a circa 60 GW.

Impianti fotovoltaici a terra: come si differenziano

Ci sono varie opzioni di installazione di impianti fotovoltaici, tra le più comuni:

  • Impianti fotovoltaici su tetti di abitazioni, tetti di condomini e capannoni industriali;
  • impianti fotovoltaici cosiddetti “a terra”;

Per quanto riguarda gli impianti a terra, la normativa inizialmente prediligeva siti ubicati in aree industriali, cave dismesse, aree da bonificare, discariche e Siti di Interesse Nazionale (SIN). Rispetto ai terreni agricoli, invece, c’è stato un iniziale diniego che pian piano si è trasformato in una prima apertura.

Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, infatti, è necessario sviluppare impianti a terra anche su terreni agricoli e non è possibile sfruttare solamente le aree dismesse citate precedentemente.

Fotovoltaico e agricoltura: un connubio realizzabile

Per favorire contemporaneamente un’agricoltura sostenibile e la transizione verso l’energia pulita, è stata sviluppata l’idea dell’Agrivoltaico: impianti fotovoltaici che permettono di sviluppare una convivenza pacifica tra fotovoltaico e terreno agricolo.
Vari studi hanno dimostrato l’utilità e la possibilità di utilizzare terreni agricoli per la produzione di energia rinnovabile, preservando allo stesso tempo la continuità delle attività sia di coltivazione agricola che pastorale.
Ciò è possibile grazie allo studio di un posizionamento dei pannelli fotovoltaici ad altezza elevata dal suolo.

Questi ultimi, infatti, possono essere posizionati in modi differenti (pannelli posizionati verticalmente, pannelli bifacciali e/o tracker con la possibilità di ruotare) per permettere la coltivazione sottostante i pannelli stessi e il passaggio di mezzi agricoli e del pascolo.
Tra i benefici dell’agrivoltaico troviamo:

  • l’ottimizzazione dell’ombreggiamento per le colture;
  • il bilanciamento delle emissioni di gas serra;
  • la minore richiesta di acqua e il conseguente risparmio idrico attraverso l’implementazione di sistemi di auto-approvvigionamento;
  • il recupero della fertilità del suolo, nell’ambito del recupero di terreni non coltivati, che potrebbero essere restituiti all’attività agricola.

Impianti agrivoltaici: le linee guida

Cosa si intende però per Agrivoltaico? Quando un impianto può essere definito tale?
Sono queste le principali domande emerse nel campo delle rinnovabili relativamente agli impianti fotovoltaici a terra in area agricola.
Una prima risposta è arrivata dalle Associazioni di categoria delle Rinnovabili che, con l’aiuto dei privati sviluppatori di progetti di energia green, hanno prodotto un primo Position Paper che al suo interno prevede una definizione di Agrivoltaico e, soprattutto, dei requisiti minimi e dei requisiti cosiddetti “plus” affinché un impianto fotovoltaico possa essere definito “agro”.

Il Position Paper è stato successivamente distribuito ai vari enti di riferimento, tra i quali anche il MITE che ha pubblicato le Linee Guida in materia di Impianti Agrivoltaici.

Questo documento è frutto dell’attività svolta dal Gruppo di lavoro coordinato dal Ministero della Transizione Ecologica a cui hanno partecipato: CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ENEA - Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, GSE - Gestore dei Servizi Energetici ed RSE - Ricerca sul Sistema Energetico.

È il MITE a fornirci una prima definizione di Agrivoltaico: “impianto fotovoltaico che adotta soluzioni volte a preservare la continuità delle attività di coltivazione agricola e pastorale sul sito di installazione” e anche una previsione degli spazi all’interno dell’impianto stesso dove viene stabilito che una percentuale specifica dovrà essere destinata all’agricoltura (circa il 70% della superficie totale) e la restante parte sarà da destinare ai moduli fotovoltaici “che potranno essere montati in assetti e strutture che assecondano la funzione agricola”.

Non solo, vengono definiti anche i requisiti secondo i quali un impianto può essere definito agrivoltaico. Nello specifico abbiamo cinque requisiti:

  • REQUISITO A: il sistema agrivoltaico deve essere progettato in modo tale da consentire l’integrazione fra attività agricola e produzione elettrica;
  • REQUISITO B: il sistema agrivoltaico dovrà garantire la produzione sinergica sia di energia elettrica che di produzione agricola e non compromettere la continuità dell'attività agricola e pastorale;
  • REQUISITO C: l’impianto agrivoltaico dovrà adottare soluzioni integrate innovative con moduli elevati da terra;
  • REQUISITO D: il sistema agrivoltaico dovrà dotarsi di un sistema di monitoraggio che consenta di verificare l’impatto sulle colture, risparmio idrico ecc.;
  • REQUISITO E: il sistema agrivoltaico dovrà dotarsi di un sistema di monitoraggio che consenta di verificare il recupero della fertilità del suolo, il microclima, la resilienza ai cambiamenti climatici.

Sarà necessario soddisfare i requisiti A e B per rientrare all’interno dell’ambito agrivoltaico.
Il rispetto dei requisiti A, B, C e D, invece, permette di rientrare negli incentivi statali e tariffe elettriche stabiliti dall’art. 65, comma 1-quater e 1-quinques, del decreto-legge 24 gennaio 2012 n. 1 e in questo caso si parla di ”impianto agrivoltaico avanzato”.
Il rispetto dei requisiti A, B, C, D ed E è precondizione per l’accesso ai contributi del PNRR.

L'emergenza climatica

Dunque, fotovoltaico ed agricoltura possono coesistere tranquillamente.
Non solo ci viene richiesto dai vari obiettivi fissati a livello Europeo e Nazionale, ma un elemento ancora più stringente è proprio quello del cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico sta già colpendo l’Europa, portando alla perdita di biodiversità, incendi boschivi, diminuzione dei raccolti e aumento delle temperature.
Proprio gli ultimi caldi record sono dovuti principalmente all'aumento delle emissioni di gas serra (GHG) prodotte dalle attività umane.
Per porre rimedio a questa situazione, nel 2021 l'Europa con il Green Deal si è data l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 e un obiettivo intermedio di riduzione delle emissioni al 55% entro il 2030.
Questi obiettivi possono essere raggiunti solo con una politica energetica pulita e una grande risorsa risiede nello sviluppo degli impianti fotovoltaici a terra, compresi quelli in aree agricole.